“Nell’Universo di Laurina Paperina”. Intervista all’artista con il corpo da papera e la testa umana

Pubblicato: 5 febbraio 2015 in Arte e Illustrazione
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Laurina Paperina

Artista dai tratti direi quasi “palmati” e spiccatamente ironici, Laurina Paperina ormai da anni ha conquistato il suo coloratissimo spazio all’interno del panorama artistico contemporaneo consacrandolo con le sue opere e affermandosi così in maniera internazionale.

Nata nel 1980 a Rovereto, Laura Scottini alias Laurina Paperina ha studiato all’Istituto d’Arte di  Rovereto e all’Accademia di Belle Arti di Verona.

Vive tra l’italia e Duckland “una piccola città dell’Universo”, come afferma lei stessa nel suo bellissimo sito. Nella realtà l’artista opera nella città di Rovereto, dove si trova il suo ormai celeberrimo “Studio Zio Pork”, incubatore creativo di tanti disegni, dipinti e progetti installativi celebrati dalla critica.

Le opere di Laurina Paperina sono formate da disegni, dipinti e installazioni, i suoi medium difatti vanno dal foglio al legno, dal muro ai supporti video.

Nella sua visione artistica brulicano i suoi personaggi come enzimi di un mondo immaginario fatto di finta e quasi divertente sofferenza, di infezioni ironiche e assurde, di sessualità allucinante.

Le sue figure vanno dai supereroi di “The Amazing Pape” ai “loser”, dagli infettati della serie “You are infected ai personaggi con una sessualità fuori dal comune (dalla serie “Sexual things”), e ancora da figure con il cranio scoperchiato (spesso se stessa) tendenti allo splatter della serie “Braindead” alle raffigurazioni di artisti contemporanei da lei rivisitati e fatti uccidere dalle rispettive opere d’arte (della serie “How to kill the Artists”).

“People say that I draw Cartoons”, dalla serie “Loser (superfake)”, 2007-2013, disegni su carta, legno, cartone, tela

I suoi personaggi sono frutto di un perfetto mix che va dalla cultura pop contemporanea a quella dei cartoons anni ’80 e ’90, approda alla cultura figurativa dei fumetti per emergere negli spazi dei videogames, fino a toccare i vertici della Street Art e della Urban Art, che circondano il suo tratto.

Le opere di Laurina, a mio avviso, colpiscono lo spettatore, assorto nella sua visione, come un gancio destro dritto in piena faccia, che lo fa svegliare dalla troppa abitudine nell’osservare opere definite “belle” ed esclusivamente decorative senza nessuna verve o impatto emotivo, e lo porta a capire bene cosa sta guardando. Perché dietro i suoi colori, dietro i suoi personaggi, dietro quegli esseri che fanno sorridere e quelle storie spinte fino allo splatter si intuisce la sua pungente ironia e una profonda riflessione sui cliché e sui paradossi della società.

Dalla superficie emerge perciò la consapevolezza di vincenti fake e di “perdenti” invece orgogliosi di esserlo. Si ribaltano i ruoli, e finalmente i perdenti, gli outsider, e le figure ai margini acquistano tutti un posto privilegiato nell’Universo di Laurina, che afferma di essere dalla parte dei “loser”.

“Proud to be a loser-rock’n roll”, murale, ex Dogana di San Lorenzo, Roma, Outdoor Urban Art Festival, 2014

The Rat House, murale, ex Dogana di San Lorenzo, Roma, Outdoor Urban Art Festival, 2014

Oltre ad esibire nel territorio nazionale, Laurina espone le proprie opere in maniera diffusa, capillare e internazionale, giungendo in paesi come l’America, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, la Cina, il Belgio, il Sud Africa e ancora Austria, Svizzera, Svezia, Spagna, Israele, Irlanda, Messico.

Nomi come “The Elisabeth Foundation for the Arts” a New York, la “Stadtgalerie” a Kiel in Germania, La “Triennale di Milano” e il “Palazzo della Permanente” a Milano, la “Fondazione Bevilacqua La Masa” a Venezia, la “Galleria Civica di Arte Contemporanea” di Trento, al “MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea” a Rovereto, l’École supérieure des Beaux-Arts di Nimes, in Francia e The Pacific Design Center di Los Angeles, USA, solo per citarne alcuni, hanno ospitato le esposizioni artistiche dell’artista, che vanno da disegni di piccole dimensioni alle grandi installazioni, ricche di humor e colore.

Pubblicata sulle maggiori riviste (tra cui “Art in America”, “New Times Miami”, “San Francisco Chronicles”, “Global Times”, “XL Repubblica”, “Le Figaro”, “Arte Mondadori”) e partecipante a vari contest creativi, come la sesta e ultima edizione del Premio Artistico Fondazione VAF sulle “Posizioni attuali dell’arte italiana, dove l’artista ha presentato un’installazione eccezionale (le opere sono state presentate in mostra al Palazzo della Penna di Perugia dal 29 novembre 2014 fino al 25 gennaio 2015).

Tra gli ultimi appuntamenti artistici che hanno visto Paperina esporre le sue opere ci sono: Arte Fiera a Bologna (23-26 gennaio 2015) nello Studio d’Arte Raffaelli; “On the Paper”, collettiva alla Mazel Galerie a Bruxelles, Belgio (5 dicembre 2014-24 gennaio 2015); “Miami Project” alla Fouladi Projects Gallery di Miami (2-7 Dicembre 2014); “Sto disegnando”, collettiva alla Galeria V9 di Varsavia, Polonia (7-21 Novembre 2014), da un fantastico progetto dell’artista, da tenere sott’occhio, Michael Rotondi.

Attualmente sta esponendo alla collettiva “Makin Mischief” alla CCS Center Galleries di Detroit, negli USA (visibile dal 24 gennaio al 7 marzo 2015).

Amazing Pape, 2013

The Pape Mobile, 2005


Innamorata a prima vista delle opere di Laurina Paperina già da quando la conobbi attraverso la sua arte, qualche anno fa, le ho chiesto personalmente di poter rispondere a qualche domanda, frutto sintetico delle mie mille curiosità su di lei, le sue opere, il suo modus operandi, le sue idee. Perciò la ringrazio per l’opportunità che mi ha dato, la simpatia che mi ha trasmesso e che trasmette continuamente sulla sua pagina facebook e the last but not the least, ovviamente, per la sua disponibilità.

Lungi da me inquadrare totalmente questa grande artista, impossibile se non forse superfluo (forse perché credo che la mera completezza non appartenga a spiriti liberi come gli artisti), vediamo da vicino piuttosto qualche sfumatura di Laurina, qualche dettaglio che forse ci sfugge guardando le sue opere o che forse abbiamo scorto tra le sue linee apparentemente abbozzate, tra i suoi sfondi colorati e tra i suoi ironici personaggi.

“I want to Believe”, 2015, tecnica mista su tela, cm. 205×180. Esposto ad Artefiera Bologna, Studio Raffaelli stand A19 – pad. 25

Quindi cominciamo a conoscere qualche particolare di Laurina Paperina, così ex abrupto:

Quando lavori e disegni preferisci stare in religioso silenzio o essere circondata da un bombardamento multisensoriale di suoni ed immagini?

Sinceramente il silenzio non fa per me, un sottofondo musicale è essenziale. Che sia un cd, un film o la radio è d’obbligo allo Zio Pork studio.

Le tue opere hanno quel pathos particolare che possiedono le vere opere istintive, sembrano quasi fuoriuscire di getto dalla tua mente. Usi fare abbozzi preparatori o sono proprio così istintive e dirette?

Dipende. A volte ho bisogno di fare un veloce schizzo preparatorio, soprattutto se si tratta di un’opera di grandi dimensioni o un’installazione, ma il più delle volte quello che penso si trasforma immediatamente in un disegno/dipinto definitivo; mi capita spesso di fare più lavori con lo stesso soggetto, come fosse un processo manuale di evoluzione dell’opera stessa.

La tua arte a mio avviso è contrassegnata dalla parola LIBERTÀ come libertà di pensiero, libertà di espressione e libertà di immaginazione. Quale altra parola chiave accosteresti alle tue opere d’arte?

L’esclamazione “Zio pork!” racchiude tutti questi concetti…

Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato?

Ai tempi delle superiori i primi artisti che ho amato sono stati Keith Haring e Basquiat. La Street Art e l’Urban Art sono a oggi le influenze artistiche che più sento affini al mio lavoro. Trovo geniali le animazioni di David Lynch. Le installazioni di Barry McGee sono sorprendenti. I disegni di Raymond Pettibon sono un’esplosione di energia. I cactus di Martin Creed sono essenzialmente perfetti. Le sperimentazioni di Cory Arcangel sono pura ispirazione…

Quale opere d’arte fatte da altri artisti avresti voluto fare tu?

I personaggi pixelosi degli Space Invaders.

Qual è il tuo personaggio dei cartoni preferito?

Anche se sono cresciuta a pizza e cartoni animati, tutt’oggi non ho un personaggio preferito; in realtà prediligo i fumetti ai cartoni. Ho una passione per i supereroi, per gli ufo e i mostri giapponesi (kaijū)… Godzilla vince su tutti.

E in quale dei tuoi personaggi (a parte una Paperina) ti identifichi di più?

Ultimamente penso che molti dei personaggi che creo siano degli autoritratti… che siano marmotte, mutanti, ufo spaziali o animali mostruosi probabilmente sono sempre io…

La tua serie di video animazione “How to kill the artists” narra con profonda ironia e sottile dissacrazione la morte degli artisti (te compresa), ed evidenzia, ad uno sguardo più attento, la tua profonda conoscenza della storia dell’arte e la tua visione critica del mondo artistico che ti circonda. Qual’è stata la spinta e l’idea di fondo iniziale che ti ha portato a pensare e visualizzare quest’opera?

“How to kill the artists” è un progetto di animazione video nato nel 2007 e tutt’ora in continua evoluzione; tutti i video narrano ipotetiche morti di artisti famosi, ormai arrivati all’apice del successo e osannati dalla critica. Il filo conduttore è essenzialmente la mia vendetta nei confronti dell’arte contemporanea… che spesso viene presa troppo sul serio.

Nell’esposizione Moving Forward di Outdoor Urban Art Festival all’ex Dogana di San Lorenzo a Roma hai presentato dei grandissimi dipinti sui muri: un grattachecca simpsoniano da te argutamente rivisitato in un gatto rock ‘n roll orgoglioso di essere un perdente, e di fronte una bellissima stanza-tana di un grande topo con quattro occhi, all’interno della quale ci sono altre due dipinti di tane di media e piccola dimensione. Nell’eterna lotta gatto-topo per quale dei due personaggi parteggi?

Quando i ragazzi di Outdoor mi hanno invitato a partecipare all’evento ne sono stata felice, primo perché avevo la necessità di confrontarmi con una situazione urbana e secondo perché mi avevano tenuto in serbo quella bellissima stanzina che poi ho trasformato nella tana del topo gigante! Era da tempo che volevo fare un lavoro simile ma non avevo mai trovato il luogo giusto; poi i soggetti sono nati spontanei, dal topo poi è nato il gatto reinterpretando a modo mio il personaggio di Grattachecca, creato originariamente da Matt Groening. Nella maggior parte dei miei lavori c’è sempre un alone di battaglia, il bene e il male, il buono e il cattivo, il fighetto e il perdente e io ovviamente sto dalla parte dei “losers”.

Il lavoro o l’esposizione di cui sei più orgogliosa o che ti rappresenta meglio

Ogni mostra che ho fatto mi ha lasciato qualcosa e mi ha portato a confrontarmi con situazioni e luoghi diversi, facendo in modo di poter crescere sia artisticamente che personalmente. Quindi non ce n’è una di cui vado più orgogliosa, più che altro ci sono opere di cui sono più affezionata, come la Pape-mobile o la casetta cervellata di Braindead.

Qual è il tuo hobby?

I videogiochi, le fanzine, i film.

Se non fosse diventata artista cosa sarebbe oggi Laura Scottini?

Attualmente il mio piano B è aprire un truck food. Lo Zio Pork truck food!


Intervista di Daisy Triolo, Gennaio 2015


Opere di Laurina Paperina


Vi lascio con qualche suo bellissimo video

Guardate il sito di Laurina Paperina sempre ricco di informazioni, immagini, ultime notizie

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