La macabra sensualità dei corpi di Fernando Vicente

Pubblicato: 18 settembre 2014 in Arte e Illustrazione
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 Fernando Vicente, “Koi”, acrilico su tela, cm.60×60; “Irezumi”, acrilico su tela, cm. 60×60

Il corpo ha avuto nell’arte un ruolo centrale, ed ogni epoca artistica ha avuto un proprio rapporto stretto con il corpo. Corpo come dimostrazione dell’opera del Divino, corpo come involucro materiale pronto al sacrificio e al dolore, corpo come emblema della sensualità, corpo come simbolo di qualcosa di interiore, corpo maltrattato ed esibito per degenerare disgusto, fastidio e portare però ad una riflessione. Il corpo della donna poi ha “subito” tutto un susseguirsi di vicende, soprattutto nell’arte contemporanea, che raggiungono il loro picco nella Body Art.

E poi ci sono corpi che sembrano far rivivere tutto, e che ogni volta che si guardano, fanno rimanere a bocca aperta, come quelli dipinti da Fernando Vicente.

Fernando Vicente è un’artista spagnolo nato a Madrid nel novembre del 1963. È collaboratore di diverse testate giornalistiche e riviste di settore come il famoso quotidiano El pais, dove pubblica regolarmente dal 1999 (di particolare nota le sue collaborazioni culturali in Babelia), Gentleman, Letras Libre, Cosmopolitan, Interviu, Europa Viva, Ronda Iberia, Matita, Roccia de Lux, Vogue, Playboy o di case editrici come Alfaguara, Espasa e Sintesis.

L’artista si forma da autodidatta come  pittore e illustratore, ed è attivo nel campo dalla prima metà degli anni Ottanta. Nel 1984 infatti espone per la prima volta le sue opere nella Galleria Moriarty e al Comic Festival de León. Da allora Fernando partecipa a numerose collettive e personali internazionali.

Accantonata per circa un decennio l’illustrazione,Vicente si dedica alla pubblicità lavorando in diverse agenzie come Art director, per poi ritornare fortunatamente e attivamente nel mondo dell’illustrazione.

Di pari passo entra con forza nel campo della pittura mediante effettivi colpi di genio, distruggendo così le fittizie barriere delle due “arti” e combinando sapientemente formule illustrative con una spiccata tecnica pittorica quanto mai suggestiva e affascinante.

Vince tre premi “Award of Excellence” dalla Society for News Design e attualmente espone le sue pitture nella galleriaSen” e le sue illustrazioni all’interno dello spazioSins Entido”.

Come un illustratore a trecentosessanta gradi, Fernando Vicente ha creato copertine di libri e dischi, disegnato illustrazioni di libri rivolti ad un target allargato, dai bambini agli adulti, e partecipato ad una variegata quantità di progetti che vanno dai ritratti politici e letterari ai disegni di provocanti pin-up, dalle illustrazioni per LITERARIA, un mazzo di carte da gioco prodotte da Nordicalibros e ispirate ai letterati più famosi, alla serie Anatomias, in cui parti meccaniche sono inserite nei corpi, fino a vere e proprie sperimentazioni tra disegni e fotografia.

Sul suo sito si possono ammirare gran parte di queste opere. Tutte stupende, sublimi, come la sua produzione pittorica che a mio parere non trova eguali per composizione, tecnica e per l’idea intrinsecamente inquietante e geniale.

Tra la sua pittura, le serie che particolarmente mi hanno affascinato sono quelle di Venus e Vanitas, e non perché sono i suoi capolavori più noti, ma perché in un colpo solo Vicente riesce a mescolare sapientemente e con intelligenza i simboli antichi della Bellezza e della Vanità in una nuova forma carica di significati ulteriori. Così la “vanitas” seicentesca si trasforma nelle mani dell’artista: non ha bisogno dei classici simboli come le clessidre, orologi, frutta, fiori e neanche di  un semplice teschio per sottolineare l’effimera condizione umana, ma preferisce dipingere carni scoperte, muscoli, organi indifesi. Il suo sembra essere un elogio all’interiorità e all’anatomia, che dipinge con estrema perizia tecnica.

Le donne di Vicente, in particolare evidenti nella serie Venus, assumono pose da Pin-up novecentesche o riprese dall’antichità (come le Tre grazie, le Veneri, o i classici nudi sdraiati), presentando una carica sensuale ed erotica eccezionale che si dispiega anche negli squarci di pelle, rendendo assolutamente attraente e riconoscibili le sue opere. Donne che mostrano le loro anatomie spesso invitando lo spettatore a godere della visione, come se la dissezione e la scarnificazione della pelle rafforzasse l’erotismo.

La cultura dell’artista si nota dalla conoscenza di tutta l’arte e dall’utilizzo di variegati significativi modelli, dei quali sembra debitore. Infatti le opere si nutrono di variegati spunti, dagli studi scientifico-pittorici del Rinascimento alla ritrattistica cinquecentesca, dall’illustrazione alla pubblicità, dall’arte popolare e fumettistica a quella dei tatuaggi, fino ad arrivare all’arte cinematografica, a mio avviso evidente per l’utilizzo di questi “tondi” del formato, che come fasci di luce da set colpiscono i suoi soggetti.

I corpi fascinosi ed eleganti, dipinti su tela con colori acrilici caldi e a tratti freddi, si trasformano perciò nella nostra visione come qualcosa di macabro e surreale, rivelandoci con pathos la composizione anatomica interiore, e richiamando perciò il tema della caducità e della mortalità dell’uomo di contro alla superficialità non duratura della bellezza, fuoco fatuo.

“Vanitas vanitatum et omnia vanitas”

cita Fernando ad introduzione del suo lavoro: tutto è vanità e fugacità, e, come la carne, anch’essa destinata a non durare.

Daisy Triolo

 

 

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