Copertina

Una messe di opere d’arte che vanno dai dipinti ai libri, dalle stoffe alle figure arrivando alle ciotole vengono spiegate e analizzate nel primo piccolo libro della Storica dell’arte e Blogger culturale Daisy Triolo, tramite l’utilizzo di un linguaggio chiaro ma significativo. Con questa sua prima raccolta di approfondimenti dal titolo “Filippo Biagioli: quaderno di arte tribale europea” Triolo si presenta al pubblico nazionale approfondendo le tematiche del lavoro dell’artista di Serravalle Pistoiese, Filippo Biagioli. Dopo la prefazione del Blogger d’arte, Scrittore e Giornalista, Fabrizio Guerrini che accoglie il lettore all’interno del “Quaderno”, incuriosendolo e mettendo in risalto alcuni punti chiave dell’operato dell’artista nonché quello della scrittrice, si passa al corpo del libro dove Daisy Triolo analizza con estrema attenzione le fasi creative, l’emotività, il rito e la passione che stanno alla base dell’opera di Biagioli, realizzando così un quaderno minuto nel numero di pagine, ma altamente denso di contenuti per chi voglia curiosare o approfondire il tema culturale dell’arte tribale europea. Il piccolo volume conta 36 pagine a colori, con la pubblicazione di 17 opere realizzate nel corso degli ultimi anni. Info: analphabeticart@libero.it

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Artista, disegnatrice, illustratrice e animatrice italiana di fama internazionale, Virginia Mori è conosciuta per le sue fantasmagoriche illustrazioni create con la penna bic, ricche di fantastiche visioni, di sogni e interpretazioni del suo vissuto.

Nata a Cattolica nel 1981, Virginia studia al Liceo Scientifico di Pesaro e frequenta con successo il biennio di Perfezionamento in Cinema d’Animazione e Illustrazione all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, dove potenzia le sue doti artistiche in questo campo realizzando le prime opere illustrative e i primi corti di animazione tradizionale, come il cortometraggio Pagina 16”.

Partecipa a diversificati e significativi eventi artistici nazionali e internazionali. Dal 2008 vince importanti premi, come il concorso indetto da “Sentieri Selvaggi” con l’animazione Sfiorarsi”, e il facoltoso premio “SRG SSR Idée Suisse” all’Annecy Call for project che le permette di realizzare il suo poetico corto d’animazione “Il gioco del silenzio” (matita su carta, 2009, 5’00’’), video a sua volta ultra premiato nel 2009 da “Qualità FriulAdria” (presso la rassegna “FilmMakers”, Pordenone, Chiostro Ex Convento San Francesco) e durante il “Best experimental film” al Flip Animation in Gran Bretagna, con una “Menzione speciale” ad Animateka in Slovenia nel 2010.

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Virginia Mori

Virginia Mori, Lotta, penna bic su carta, 2011

Virginia Mori, “Lotta”, penna bic su carta, 2011

Virginia Mori, Aspira, penna bic su carta, 2011

Virginia Mori, “Aspira”, penna bic su carta, 2011

Attualmente l’artista vive e lavora a Pesaro, e collabora con il collettivo Withstand, con il quale realizza le illustrazione del video “Walt Grace’s Submarine test” (di John Mayer, regia di Virgilio Villoresi, 2014), e del libro “Vento” (di Villoresi e Mori, curato da Withstand Books), dove le immagini all’inizio statiche prendono “magicamente” vita nelle mani del lettore.

Dal libro Vento   Libro Vento

Virginia Mori crea illustrazioni fantastiche e surreali partorite dalla sua creatività, il suo immaginario e i suoi sogni mediante l’ausilio di un medium comune come la penna bic, che nelle mani dell’artista diventa uno strumento efficace più di un pennello, che le permette di raggiungere effetti senza pari.

L’artista narra con decisive qualità di storyteller non solo i vissuti personali ma cerca di far ravvisare in quelle storie i vissuti degli spettatori, andando così a moltiplicare le storie e la forza del racconto insito in ogni disegno.

Virginia Mori, Buco, Penna bic su carta, cm 20x14

Virginia Mori, “Buco”, Penna bic su carta, cm. 20×14

Virginia Mori,

Virginia Mori, “Divano”, penna bic su carta, 2012

A mio avviso alcune figure disegnate dall’artista sembrano fuoriuscire di getto da un’interiorità in frammenti fino a visualizzarsi su carta, altre invece sembrano entrare nella mente dell’artista dall’esterno, dove vengono ricodificate nel linguaggio surreale dei sogni e dell’inconscio, per poi fuoriuscire sul supporto con tutta la loro potenza e il loro carico di messaggi significativi.

Le sue opere commuovono le menti e i cuori più sensibili, forse shockano perché inquietano rimanendo però sempre così eleganti, misteriose, a volte tristi. Il senso di solitudine che sprigionano è notevole ed immenso, le figure partecipano con tutto il loro bagaglio di sentimenti e messaggi simbolici in un mondo creato ad hoc per loro nel quale l’esterno sembra tagliato fuori e dove non si ha la consapevolezza di chi accoglierà quei messaggi.

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Virginia Mori, “Problemi di mira”, penna bic su carta, 2012

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Virginia Mori, “Lettotrafitto”, 2013, penna bic su carta, courtesy l’artista

Animata da questo senso di abbandono e solitudine, ma anche di speranza, decisi di scrivere per la rivista Iperarte con cui collaboro un pezzo su Virginia Mori nella sezione Magico e Surreale. Ma la mia voglia di conoscere quest’artista non si esaurì qui, perciò più avanti decisi di indagare in profondità la mente artistica di Virginia, chiedendo direttamente a lei di rispondere alle mie domande.

Questa intervista vuole rispondere alle mie curiosità, alle mie riflessioni riguardo questi dipinti che suscitano in me forti emozioni contrastanti, per il loro essere silenziose, per il senso di frammentarietà, ma anche perché, come tutti i visitatori assorti nella loro visione, mi riportano alla mente in maniera malinconica i miei vissuti personali strettamente intrecciati alla scoperta di quest’artista, a me ignota, durante una bellissima sera di luglio o forse di giugno.

Questa intervista è quindi per me un punto di chiusura personale e mentale con i miei ricordi ma anche un punto di apertura nei confronti dell’operato artistico di Virginia da me tanto ammirato.

Ringrazio perciò l’artista per la sua estrema disponibilità nei miei confronti e per aver risposte alle mie numerose e lunghissime domande.

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Cominciamo dal principio:

Chi è Virginia Mori?

Una disegnatrice e un’animatrice che usa prevalentemente penne bic e matite.

Quando è nata la voglia di disegnare e di voler esprimere con le illustrazioni la tua interiorità?

Ho sempre disegnato sin da quando ero piccola, da adolescente copiavo manga e cartoni giapponesi, dopo il diploma presso il liceo scientifico mi sono iscritta al corso di perfezionamento in animazione e illustrazione della scuola del libro di Urbino, da lì ho iniziato a sviluppare una  ricerca e uno stile personali

Cosa ti spinge a visualizzare un’opera? Come avviene un tuo processo creativo?

A volte sono sogni, a volte sono trasposizioni metaforiche di eventi e sensazioni che ho vissuto

Le tue illustrazioni appaiono così “silenziose” in un’atmosfera irrealmente inquietante nello spazio vuoto del foglio, ma anche, a volte, rassicurante tra le quattro mura di un interno disegnato. Anche tu preferisci essere circondata dal silenzio quando disegni e crei le tue illustrazioni?

Si riesco a lavorare bene nel silenzio e nella solitudine.

Le tue figure, a mio avviso, sembrano dei messaggeri diretti della tua anima, delle tue paure, preoccupazioni, ma anche delle tue emozioni e forse, ma dirò a volte evidente in alcuni dettagli, anche delle tue esperienze reali, trasformate e tradotte nel linguaggio dell’inconscio e del sogno. Quanto della tua interiorità e delle tue fantasie c’è nelle tue figure? Quanto delle tue esperienze reali?

Non sono sempre espressioni di eventi accaduti a me, a volte sono rappresentazione di comportamenti e sensazioni comuni che osservo e in cui l’osservatore può ritrovarsi.

Più volte hai affermato che le ragazze dai lunghi capelli neri protagoniste delle tue così magiche illustrazioni sono sia una rappresentazione di te stessa, direi quasi diverse personalità di un medesimo carattere, che un mezzo per raggiungere ad esteriorizzare la tua idea di base. Quali concetti di fondo animano le tue opere? Quali sono le idee che maggiormente vuoi far fuoriuscire da queste donne dai tratti irreali?

Non saprei rispondere in quanto, anche se apparentemente simili e con elementi ricorrenti, ogni disegno ha una sua idea unica da rappresentare, non riesco quindi a dare indicazioni generali purtroppo

In alcune tue opere è disegnato un letto, a volte silenziosamente vuoto, altre volte culla di qualcuno intento a dormire e sognare fuori dal mondo. Che simbolo o che significato associ al letto vuoto-pieno?

I simboli che utilizzo sono trasversali, a seconda del disegno assumono significati diversi e non unici. Riguardo al letto in particolare a volte può essere associato al sogno, a volte può sembrare una prigione a volte una bara, a volte e’ semplicemente un letto…

La penna bic, spesso nera, è la tua tecnica privilegiata che rende conosciute internazionalmente le tue fantasmagoriche illustrazioni. Hai affermato in altre occasioni di essere quasi nata con la bic in mano, e il suo utilizzo è stato praticamente un processo naturale per te. Usi fare abbozzi preparatori o utilizzi questa tecnica perché esteriorizza nell’immediato quello che hai in mente? Credi che questa tecnica così specifica riesca ad esprimere meglio di qualunque altra quello che vuoi rappresentare e il messaggio che vuoi far arrivare?

In generale non do’ molta importanza alla tecnica, per questo il fatto di disegnare con la Bic lo considero più istintivo che frutto di una scelta, quello che mi interessa è l’idea. All’inizio disegnavo direttamente con la Bic, ora per i disegni più complessi realizzo bozzetti a matita, realizzo schizzi anche perché spesso non ho subito il tempo di realizzare il definitivo e il bozzetto è un modo per fissare l’idea.

Il tuo corto d’animazione “Il gioco del silenzio” (matita su carta, 2009, 5’00’’), ultra premiato e selezionato a vari festival internazionali è, a mio parere, un’opera che dimostra la tua bravura come illustratrice e la tua dedizione nell’animazione, nonché una tua personale ed estremamente intima visione del mondo, in questo caso una rivisitazione di un “gioco” citato da bambini. Le figure sembrano quasi danzare tra i vari passaggi di uno still ed un altro e, ad un occhio attento, si vede un particolare nonché minuzioso lavoro manuale dietro, privo dell’uso delle tecnologie, che riesce a donare, a mio avviso, anche quella leggerezza e senso di simbolica rarefazione. Quanti disegni circa sono serviti per visualizzare l’intera animazione? Qual’é stata l’idea iniziale e quale il messaggio che volevi trasmettere che ti hanno portata a pensare e visualizzare quest’opera?

I disegni che compongono il gioco del silenzio sono circa 2000.

L’idea principale è quella di rappresentare il cambiamento e la mutazione personale attraverso le scelte.

Quanto tempo ci vuole per creare le tue illustrazioni e quante per completare le tue animazioni?

Un illustrazione complessa mi può impegnare due o tre giorni, la mia ultima animazione mi ha impegnato un anno intero.

Nel libro Vento, realizzato da te e Virgilio Villoresi e curato da Withstand Books, le tue illustrazioni all’inizio statiche prendono “magicamente” vita nelle mani del lettore, creando una propria storia e rafforzando a mio parere quella stretta relazione che sussiste tra le tue immagini, che evocano, già nelle linee e nell’andamento, l’attuazione di un gesto (quasi fermato  nel tempo), e il movimento stesso. Inoltre la tecnica pre-cinematografica, nello specifico in ombro cinema, con cui il libro è stato creato per simulare l’illusione di movimento dona alle tue illustrazioni e all’opera generale un qualcosa di surreale e appunto senza tempo. Come mai avete pensato di utilizzare questa tecnica?  Come è avvenuta la tua collaborazione con Villoresi e la Withstand Books? Pensi di continuare a produrre questi bellissimi “libri d’artista”?

La collaborazione  con Virgilio e’ iniziata nel 2013 quando mi ha chiamato per realizzare i disegni del videoclip di John Mayer, “Walt Grace’s Submarine test”, in questo video Virgilio ha deciso di sperimentare questa tecnica precinema chiamata ombrocinema, il risultato positivo ottenuto ci ha poi spinto in seguito a realizzare insieme anche il libro Vento, realizzato e pubblicato grazie a Withstand la casa di produzione dello stesso video di Mayer.

È stata una bellissima esperienza e spero di avere la possibilità di fare altri libri come questo.

Il lavoro o la mostra di cui sei più orgogliosa

Non saprei, dipendono dal periodo, tutti e nessuno.

Quali sono, se ci sono, gli artisti che ti hanno ispirato?

Tantissimi, non saprei elencarli tutti…alcuni che mi vengono in mente ora: Dore’, Gorey, Matticchio, Ricci, Giandelli, Catani, Ceccoli, Caesar, Paradjanov, Cerri, Guidi…..

Quale opere d’arte fatte da altri artisti avresti voluto fare tu?

Non saprei proprio

Qual è il tuo hobby?

Disegnare

Se non fosse diventata una bravissima illustratrice cosa sarebbe oggi Virginia Mori?

Purtroppo non ho un piano B.

Intervista di Daisy Triolo


Sito dell’artista: http://virginiamori.tumblr.com

La Blu Gallery, Galleria di Arte Contemporanea di Bologna tratta questa fantastica artista. Visitate il sito!  http://www.blugallery.it/artisti/virginia-mor/2422


Opere


Video animazioni: http://virginiamori.tumblr.com/video

Il gioco del silenzio

Libro Vento, di Villoresi e Mori curato da Withstand Books

Videoclip di John Mayer, “Walt Grace’s Submarine Test” diretto da Virgilio Villoresi/ illustrazioni Virginia Mori

Verderame, Rachele, animazione Virginia Mori

Laurina Paperina

Artista dai tratti direi quasi “palmati” e spiccatamente ironici, Laurina Paperina ormai da anni ha conquistato il suo coloratissimo spazio all’interno del panorama artistico contemporaneo consacrandolo con le sue opere e affermandosi così in maniera internazionale.

Nata nel 1980 a Rovereto, Laura Scottini alias Laurina Paperina ha studiato all’Istituto d’Arte di  Rovereto e all’Accademia di Belle Arti di Verona.

Vive tra l’italia e Duckland “una piccola città dell’Universo”, come afferma lei stessa nel suo bellissimo sito. Nella realtà l’artista opera nella città di Rovereto, dove si trova il suo ormai celeberrimo “Studio Zio Pork”, incubatore creativo di tanti disegni, dipinti e progetti installativi celebrati dalla critica.

Le opere di Laurina Paperina sono formate da disegni, dipinti e installazioni, i suoi medium difatti vanno dal foglio al legno, dal muro ai supporti video.

Nella sua visione artistica brulicano i suoi personaggi come enzimi di un mondo immaginario fatto di finta e quasi divertente sofferenza, di infezioni ironiche e assurde, di sessualità allucinante.

Le sue figure vanno dai supereroi di “The Amazing Pape” ai “loser”, dagli infettati della serie “You are infected ai personaggi con una sessualità fuori dal comune (dalla serie “Sexual things”), e ancora da figure con il cranio scoperchiato (spesso se stessa) tendenti allo splatter della serie “Braindead” alle raffigurazioni di artisti contemporanei da lei rivisitati e fatti uccidere dalle rispettive opere d’arte (della serie “How to kill the Artists”).

“People say that I draw Cartoons”, dalla serie “Loser (superfake)”, 2007-2013, disegni su carta, legno, cartone, tela

I suoi personaggi sono frutto di un perfetto mix che va dalla cultura pop contemporanea a quella dei cartoons anni ’80 e ’90, approda alla cultura figurativa dei fumetti per emergere negli spazi dei videogames, fino a toccare i vertici della Street Art e della Urban Art, che circondano il suo tratto.

Le opere di Laurina, a mio avviso, colpiscono lo spettatore, assorto nella sua visione, come un gancio destro dritto in piena faccia, che lo fa svegliare dalla troppa abitudine nell’osservare opere definite “belle” ed esclusivamente decorative senza nessuna verve o impatto emotivo, e lo porta a capire bene cosa sta guardando. Perché dietro i suoi colori, dietro i suoi personaggi, dietro quegli esseri che fanno sorridere e quelle storie spinte fino allo splatter si intuisce la sua pungente ironia e una profonda riflessione sui cliché e sui paradossi della società.

Dalla superficie emerge perciò la consapevolezza di vincenti fake e di “perdenti” invece orgogliosi di esserlo. Si ribaltano i ruoli, e finalmente i perdenti, gli outsider, e le figure ai margini acquistano tutti un posto privilegiato nell’Universo di Laurina, che afferma di essere dalla parte dei “loser”.

“Proud to be a loser-rock’n roll”, murale, ex Dogana di San Lorenzo, Roma, Outdoor Urban Art Festival, 2014

The Rat House, murale, ex Dogana di San Lorenzo, Roma, Outdoor Urban Art Festival, 2014

Oltre ad esibire nel territorio nazionale, Laurina espone le proprie opere in maniera diffusa, capillare e internazionale, giungendo in paesi come l’America, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, la Cina, il Belgio, il Sud Africa e ancora Austria, Svizzera, Svezia, Spagna, Israele, Irlanda, Messico.

Nomi come “The Elisabeth Foundation for the Arts” a New York, la “Stadtgalerie” a Kiel in Germania, La “Triennale di Milano” e il “Palazzo della Permanente” a Milano, la “Fondazione Bevilacqua La Masa” a Venezia, la “Galleria Civica di Arte Contemporanea” di Trento, al “MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea” a Rovereto, l’École supérieure des Beaux-Arts di Nimes, in Francia e The Pacific Design Center di Los Angeles, USA, solo per citarne alcuni, hanno ospitato le esposizioni artistiche dell’artista, che vanno da disegni di piccole dimensioni alle grandi installazioni, ricche di humor e colore.

Pubblicata sulle maggiori riviste (tra cui “Art in America”, “New Times Miami”, “San Francisco Chronicles”, “Global Times”, “XL Repubblica”, “Le Figaro”, “Arte Mondadori”) e partecipante a vari contest creativi, come la sesta e ultima edizione del Premio Artistico Fondazione VAF sulle “Posizioni attuali dell’arte italiana, dove l’artista ha presentato un’installazione eccezionale (le opere sono state presentate in mostra al Palazzo della Penna di Perugia dal 29 novembre 2014 fino al 25 gennaio 2015).

Tra gli ultimi appuntamenti artistici che hanno visto Paperina esporre le sue opere ci sono: Arte Fiera a Bologna (23-26 gennaio 2015) nello Studio d’Arte Raffaelli; “On the Paper”, collettiva alla Mazel Galerie a Bruxelles, Belgio (5 dicembre 2014-24 gennaio 2015); “Miami Project” alla Fouladi Projects Gallery di Miami (2-7 Dicembre 2014); “Sto disegnando”, collettiva alla Galeria V9 di Varsavia, Polonia (7-21 Novembre 2014), da un fantastico progetto dell’artista, da tenere sott’occhio, Michael Rotondi.

Attualmente sta esponendo alla collettiva “Makin Mischief” alla CCS Center Galleries di Detroit, negli USA (visibile dal 24 gennaio al 7 marzo 2015).

Amazing Pape, 2013

The Pape Mobile, 2005


Innamorata a prima vista delle opere di Laurina Paperina già da quando la conobbi attraverso la sua arte, qualche anno fa, le ho chiesto personalmente di poter rispondere a qualche domanda, frutto sintetico delle mie mille curiosità su di lei, le sue opere, il suo modus operandi, le sue idee. Perciò la ringrazio per l’opportunità che mi ha dato, la simpatia che mi ha trasmesso e che trasmette continuamente sulla sua pagina facebook e the last but not the least, ovviamente, per la sua disponibilità.

Lungi da me inquadrare totalmente questa grande artista, impossibile se non forse superfluo (forse perché credo che la mera completezza non appartenga a spiriti liberi come gli artisti), vediamo da vicino piuttosto qualche sfumatura di Laurina, qualche dettaglio che forse ci sfugge guardando le sue opere o che forse abbiamo scorto tra le sue linee apparentemente abbozzate, tra i suoi sfondi colorati e tra i suoi ironici personaggi.

“I want to Believe”, 2015, tecnica mista su tela, cm. 205×180. Esposto ad Artefiera Bologna, Studio Raffaelli stand A19 – pad. 25

Quindi cominciamo a conoscere qualche particolare di Laurina Paperina, così ex abrupto:

Quando lavori e disegni preferisci stare in religioso silenzio o essere circondata da un bombardamento multisensoriale di suoni ed immagini?

Sinceramente il silenzio non fa per me, un sottofondo musicale è essenziale. Che sia un cd, un film o la radio è d’obbligo allo Zio Pork studio.

Le tue opere hanno quel pathos particolare che possiedono le vere opere istintive, sembrano quasi fuoriuscire di getto dalla tua mente. Usi fare abbozzi preparatori o sono proprio così istintive e dirette?

Dipende. A volte ho bisogno di fare un veloce schizzo preparatorio, soprattutto se si tratta di un’opera di grandi dimensioni o un’installazione, ma il più delle volte quello che penso si trasforma immediatamente in un disegno/dipinto definitivo; mi capita spesso di fare più lavori con lo stesso soggetto, come fosse un processo manuale di evoluzione dell’opera stessa.

La tua arte a mio avviso è contrassegnata dalla parola LIBERTÀ come libertà di pensiero, libertà di espressione e libertà di immaginazione. Quale altra parola chiave accosteresti alle tue opere d’arte?

L’esclamazione “Zio pork!” racchiude tutti questi concetti…

Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato?

Ai tempi delle superiori i primi artisti che ho amato sono stati Keith Haring e Basquiat. La Street Art e l’Urban Art sono a oggi le influenze artistiche che più sento affini al mio lavoro. Trovo geniali le animazioni di David Lynch. Le installazioni di Barry McGee sono sorprendenti. I disegni di Raymond Pettibon sono un’esplosione di energia. I cactus di Martin Creed sono essenzialmente perfetti. Le sperimentazioni di Cory Arcangel sono pura ispirazione…

Quale opere d’arte fatte da altri artisti avresti voluto fare tu?

I personaggi pixelosi degli Space Invaders.

Qual è il tuo personaggio dei cartoni preferito?

Anche se sono cresciuta a pizza e cartoni animati, tutt’oggi non ho un personaggio preferito; in realtà prediligo i fumetti ai cartoni. Ho una passione per i supereroi, per gli ufo e i mostri giapponesi (kaijū)… Godzilla vince su tutti.

E in quale dei tuoi personaggi (a parte una Paperina) ti identifichi di più?

Ultimamente penso che molti dei personaggi che creo siano degli autoritratti… che siano marmotte, mutanti, ufo spaziali o animali mostruosi probabilmente sono sempre io…

La tua serie di video animazione “How to kill the artists” narra con profonda ironia e sottile dissacrazione la morte degli artisti (te compresa), ed evidenzia, ad uno sguardo più attento, la tua profonda conoscenza della storia dell’arte e la tua visione critica del mondo artistico che ti circonda. Qual’è stata la spinta e l’idea di fondo iniziale che ti ha portato a pensare e visualizzare quest’opera?

“How to kill the artists” è un progetto di animazione video nato nel 2007 e tutt’ora in continua evoluzione; tutti i video narrano ipotetiche morti di artisti famosi, ormai arrivati all’apice del successo e osannati dalla critica. Il filo conduttore è essenzialmente la mia vendetta nei confronti dell’arte contemporanea… che spesso viene presa troppo sul serio.

Nell’esposizione Moving Forward di Outdoor Urban Art Festival all’ex Dogana di San Lorenzo a Roma hai presentato dei grandissimi dipinti sui muri: un grattachecca simpsoniano da te argutamente rivisitato in un gatto rock ‘n roll orgoglioso di essere un perdente, e di fronte una bellissima stanza-tana di un grande topo con quattro occhi, all’interno della quale ci sono altre due dipinti di tane di media e piccola dimensione. Nell’eterna lotta gatto-topo per quale dei due personaggi parteggi?

Quando i ragazzi di Outdoor mi hanno invitato a partecipare all’evento ne sono stata felice, primo perché avevo la necessità di confrontarmi con una situazione urbana e secondo perché mi avevano tenuto in serbo quella bellissima stanzina che poi ho trasformato nella tana del topo gigante! Era da tempo che volevo fare un lavoro simile ma non avevo mai trovato il luogo giusto; poi i soggetti sono nati spontanei, dal topo poi è nato il gatto reinterpretando a modo mio il personaggio di Grattachecca, creato originariamente da Matt Groening. Nella maggior parte dei miei lavori c’è sempre un alone di battaglia, il bene e il male, il buono e il cattivo, il fighetto e il perdente e io ovviamente sto dalla parte dei “losers”.

Il lavoro o l’esposizione di cui sei più orgogliosa o che ti rappresenta meglio

Ogni mostra che ho fatto mi ha lasciato qualcosa e mi ha portato a confrontarmi con situazioni e luoghi diversi, facendo in modo di poter crescere sia artisticamente che personalmente. Quindi non ce n’è una di cui vado più orgogliosa, più che altro ci sono opere di cui sono più affezionata, come la Pape-mobile o la casetta cervellata di Braindead.

Qual è il tuo hobby?

I videogiochi, le fanzine, i film.

Se non fosse diventata artista cosa sarebbe oggi Laura Scottini?

Attualmente il mio piano B è aprire un truck food. Lo Zio Pork truck food!


Intervista di Daisy Triolo, Gennaio 2015


Opere di Laurina Paperina


Vi lascio con qualche suo bellissimo video

Guardate il sito di Laurina Paperina sempre ricco di informazioni, immagini, ultime notizie

Analisi del 2014

Pubblicato: 30 dicembre 2014 in Senza categoria

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 840 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 14 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Flyer FRONTE - corretto

 

Passion Art Barcelona
dal 15 novembre al 29 novembre 2014 vernissage sabato 15 novembre ore 18 presso la Ada Art Gallery

Si inaugurerà sabato 15 novembre alle ore 18 presso la galleria Ada Art Gallery in carrer dels Salvador, 8 la rassegna artistica internazionale a Barcellona (Spagna).

Le opere di 52 artisti selezionati accuratamente e provenienti dall‘Italia, dagli Stati Uniti, dal Paraguay, dall’Olanda, dal Puerto Rico e dal Portogallo saranno esposte in questa bellissima e importante manifestazione, e rappresenteranno, nelle loro peculiari differenze stilistiche, la stessa passione per l’arte, che li unirà in questo contesto culturale cosmopolita.

Durante il vernissage la musica dal vivo spumeggiante e folcloristica del gruppo Al~Jazz~eera accompagnerà i visitatori e al termine della serata ci sarà una performance di danza a sorpresa.

La galleria sarà aperta dal lunedi’al giovedi’ dalle 18 alle 00
e il venerdi’e il sabato dalle 18 alle 03, la domenica è chiusa.

 

Informazioni:

Galleria Ada Art Gallery si trova in carrer dels Salvador, 8 08001 Barcelona
tel. 0034 933 297 022 cell. 0034 676 557 380 Isabel
sito web http://www.galeriaada-bcn.com atelierdesartistes@gmail.com

Organizzazione evento Artists in the World
Angelo Ribezzi

http://www.artintheworld.net/

Direttrice artistica e Curatrice della mostra
Isabel Capdevila Sabanes

Artisti partecipanti a Passion Art Barcelona :

Addamo Fabiola
Andriolo Loredana
Ascarza Carla
Balacco Francesca “Soulayers”
Beatrice Catia
Bergamaschi Lorenzo “Loberg”
Bettarin Annacarla
Bianchini Salvatore “Tore”
Brahimaj Arben
Cacciatore Giuseppe
Campinoti Lorenzo
Castro Orlando
Cioffi Sergio
Cocco Samoa
Codispoti Giuseppe “Cody”
Cunha Teresa “Taíta M.Cunha”
D´Ospina Pompilio
Demattio Rita
Doddi Valerio
Fiorente Jessica
Gasparini Paolo “Gaspa”
Giannini Patrizia
Gioia Giorgio
Groves Jaime “J.S.G”.
Lazzarini Simone “POP Art aristocratica”
Licciardi Valentina “Valen”
Livraga Ambra
Lo Duca Alessandra
Lotti Angelo
Magi Laura
Marchi Paola
Martino Gabriella
Medico Tania
Nori Ada
Oddi Daniele
Pala de Murtas Chiara
Panero Sergio
Pedro Ana
Pergolesi Ilaria
Pravato Luca
Rebelo Luis
Ribezzi Angelo
Rocca Debora
Sama’ Francesco “Franky art”
Simini Lucia
Stazi Samuele “S.Gore”
Temín Josefina
Tortorella Rosario
Trigila Sebiana
Triolo Daisy
Turra Maria
Vinci Giovanna “Giovinci”

 

FLYER RETRO

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 Fernando Vicente, “Koi”, acrilico su tela, cm.60×60; “Irezumi”, acrilico su tela, cm. 60×60

Il corpo ha avuto nell’arte un ruolo centrale, ed ogni epoca artistica ha avuto un proprio rapporto stretto con il corpo. Corpo come dimostrazione dell’opera del Divino, corpo come involucro materiale pronto al sacrificio e al dolore, corpo come emblema della sensualità, corpo come simbolo di qualcosa di interiore, corpo maltrattato ed esibito per degenerare disgusto, fastidio e portare però ad una riflessione. Il corpo della donna poi ha “subito” tutto un susseguirsi di vicende, soprattutto nell’arte contemporanea, che raggiungono il loro picco nella Body Art.

E poi ci sono corpi che sembrano far rivivere tutto, e che ogni volta che si guardano, fanno rimanere a bocca aperta, come quelli dipinti da Fernando Vicente.

Fernando Vicente è un’artista spagnolo nato a Madrid nel novembre del 1963. È collaboratore di diverse testate giornalistiche e riviste di settore come il famoso quotidiano El pais, dove pubblica regolarmente dal 1999 (di particolare nota le sue collaborazioni culturali in Babelia), Gentleman, Letras Libre, Cosmopolitan, Interviu, Europa Viva, Ronda Iberia, Matita, Roccia de Lux, Vogue, Playboy o di case editrici come Alfaguara, Espasa e Sintesis.

L’artista si forma da autodidatta come  pittore e illustratore, ed è attivo nel campo dalla prima metà degli anni Ottanta. Nel 1984 infatti espone per la prima volta le sue opere nella Galleria Moriarty e al Comic Festival de León. Da allora Fernando partecipa a numerose collettive e personali internazionali.

Accantonata per circa un decennio l’illustrazione,Vicente si dedica alla pubblicità lavorando in diverse agenzie come Art director, per poi ritornare fortunatamente e attivamente nel mondo dell’illustrazione.

Di pari passo entra con forza nel campo della pittura mediante effettivi colpi di genio, distruggendo così le fittizie barriere delle due “arti” e combinando sapientemente formule illustrative con una spiccata tecnica pittorica quanto mai suggestiva e affascinante.

Vince tre premi “Award of Excellence” dalla Society for News Design e attualmente espone le sue pitture nella galleriaSen” e le sue illustrazioni all’interno dello spazioSins Entido”.

Come un illustratore a trecentosessanta gradi, Fernando Vicente ha creato copertine di libri e dischi, disegnato illustrazioni di libri rivolti ad un target allargato, dai bambini agli adulti, e partecipato ad una variegata quantità di progetti che vanno dai ritratti politici e letterari ai disegni di provocanti pin-up, dalle illustrazioni per LITERARIA, un mazzo di carte da gioco prodotte da Nordicalibros e ispirate ai letterati più famosi, alla serie Anatomias, in cui parti meccaniche sono inserite nei corpi, fino a vere e proprie sperimentazioni tra disegni e fotografia.

Sul suo sito si possono ammirare gran parte di queste opere. Tutte stupende, sublimi, come la sua produzione pittorica che a mio parere non trova eguali per composizione, tecnica e per l’idea intrinsecamente inquietante e geniale.

Tra la sua pittura, le serie che particolarmente mi hanno affascinato sono quelle di Venus e Vanitas, e non perché sono i suoi capolavori più noti, ma perché in un colpo solo Vicente riesce a mescolare sapientemente e con intelligenza i simboli antichi della Bellezza e della Vanità in una nuova forma carica di significati ulteriori. Così la “vanitas” seicentesca si trasforma nelle mani dell’artista: non ha bisogno dei classici simboli come le clessidre, orologi, frutta, fiori e neanche di  un semplice teschio per sottolineare l’effimera condizione umana, ma preferisce dipingere carni scoperte, muscoli, organi indifesi. Il suo sembra essere un elogio all’interiorità e all’anatomia, che dipinge con estrema perizia tecnica.

Le donne di Vicente, in particolare evidenti nella serie Venus, assumono pose da Pin-up novecentesche o riprese dall’antichità (come le Tre grazie, le Veneri, o i classici nudi sdraiati), presentando una carica sensuale ed erotica eccezionale che si dispiega anche negli squarci di pelle, rendendo assolutamente attraente e riconoscibili le sue opere. Donne che mostrano le loro anatomie spesso invitando lo spettatore a godere della visione, come se la dissezione e la scarnificazione della pelle rafforzasse l’erotismo.

La cultura dell’artista si nota dalla conoscenza di tutta l’arte e dall’utilizzo di variegati significativi modelli, dei quali sembra debitore. Infatti le opere si nutrono di variegati spunti, dagli studi scientifico-pittorici del Rinascimento alla ritrattistica cinquecentesca, dall’illustrazione alla pubblicità, dall’arte popolare e fumettistica a quella dei tatuaggi, fino ad arrivare all’arte cinematografica, a mio avviso evidente per l’utilizzo di questi “tondi” del formato, che come fasci di luce da set colpiscono i suoi soggetti.

I corpi fascinosi ed eleganti, dipinti su tela con colori acrilici caldi e a tratti freddi, si trasformano perciò nella nostra visione come qualcosa di macabro e surreale, rivelandoci con pathos la composizione anatomica interiore, e richiamando perciò il tema della caducità e della mortalità dell’uomo di contro alla superficialità non duratura della bellezza, fuoco fatuo.

“Vanitas vanitatum et omnia vanitas”

cita Fernando ad introduzione del suo lavoro: tutto è vanità e fugacità, e, come la carne, anch’essa destinata a non durare.

Daisy Triolo

 

 

Indagare forme, confrontare stili e usi, avere visivamente un impatto emotivo con l’Arte Tribale: questo è lo scopo della pubblicazione “Culture Tribali dal Mondo, Tribal cultures of the world”.

Per festeggiare il decennale del format Tribaleglobale, la Fondazione omonima ha deciso di realizzare questo libro con l’intento di incuriosire e avvicinare un pubblico sempre più vasto all’importante, quanto affascinante, linguaggio delle Arti Primarie.

Si legge nell’introduzione alla sezione delle opere pubblicate.

…indagare forme, più che documentare scientificamente le differenti opere, che sono state per questo motivo, scelte di epoche molto diverse. Per questo non troverete le tipiche informazioni relative a materiali, epoca, misure.

La realizzazione del progetto ha visto partecipi: Giuliano Arnaldi, Operatore Culturale – Filippo Basetti, Fotografo – Filippo Biagioli, artista di Arte Tribale Europea – Alice Borchi, Traduttrice –  Alessandra Frosini, storica dell’Arte e Curatrice di mostre – Andrea Mordacci, Esperto di Arti Tribali Himalayane – Mario Paffi, Museo delle Maschere Mediterranee – Daisy Triolo, Storica dell’Arte.

E’ potuto nascere così Culture Tribali dal Mondo, Tribal cultures of the world contenente in 258 pagine a colori, circa 350 fotografie di opere di Arte Tribale provenienti da ogni parte del mondo, che si trovano nelle collezioni del MAP Museo Arti Primarie e collezioni “Amiche”.

Per il continente Africano sono state pubblicate opere delle culture: Fon, Kotoko, Cabila, Dogon, Tikar, Gbaya, Lobi, Namji, Fali, Mossi, Fante, Mangbetu, Tuareg, Bura, Dienne, Zaramo, Mbuti, Salampasu, Igbo, Ashanti, Lega, Yoruba, Adan, Ewe, Attiè, Urhobo, Sao, Ibibio, Teke, Mambila, Bambara, Dan, Chokwe, Eket, Yaourè, Baulè, Bidjiogo, Gouro, Cham Mwana, Ambete, Kota, Azande, Gurunsi, Ekoi, Kuba, Dida, Berbera, Nupe.

Per il continente Americano opere delle culture: Kuna, Chinesco, Chancay.

Per il continente Europeo opere riconducibili alle zone di : Nuoro (Ruggero Mameli and Franco Sale), Serravalle Pistoiese (Filippo Biagioli).

Per  il continente Oceanico culture come: Asmat, Kapa, e Tapa di varie zone.

Per il continente Asiatico zone di: Tell Halaf, Indus Valley, Giappone, culture Lan Na, Yang Shao, Xiajiadian, Amlash e culture di area Himalayana.

Per informazioni, domande e prenotazioni:

press.filippo.biagioli@gmail.com

Il libro verrà omaggiato con l’acquisto di una adigrafia di Filippo Biagioli

 

Investigating forms, confronting styles and uses, having a visual and emotional impact with Tribal Arts: this is the aim of the publication “Culture Tribali dal Mondo, Tribal cultures of the world”.

In order to celebrate the 10th anniversary of the format Tribaleglobale, the homonymous foundation decided to create this book with the purpose of attracting an increasingly wide audience to the important and fascinating language of Primary Arts.

…investigating forms, rather than scientifically documenting the different works, that, precisely for this reason, have been selected from very different ages. This is why you will not find the typical information about materials, year, measures”.

One reads in the introduction to the section of published artworks.

The making of the process involved:

Giuliano Arnaldi, Cultural Operator – Filippo Basetti, Photographer – Filippo Biagioli, European Tribal Art artist – Alice Borchi, translator – Alessandra Frosini, Art Historian and Curator – Andrea Mordacci, Expert of Himalayan Tribal Arts – Mario Paffi, from Mediterranean Arts Museum – Daisy Triolo, Art Historian.

This is how “Culture Tribali dal Mondo, Tribal cultures of the world” has been created, containing about 350 colour photos of Tribal artworks from all over the world, which are exhibited in the collection of MAP Primary Arts Museum and “friend” collections.

For the African continent have been published artworks from the following cultures: Fon, Kotoko, Cabila, Dogon, Tikar, Gbaya, Lobi, Namji, Fali, Mossi, Fante, Mangbetu, Tuareg, Bura, Dienne, Zaramo, Mbuti, Salampasu, Igbo, Ashanti, Lega, Yoruba, Adan, Ewe, Attiè, Urhobo, Sao, Ibibio, Teke, Mambila, Bambara, Dan, Chokwe, Eket, Yaourè, Baulè, Bidjiogo, Gouro, Cham Mwana, Ambete, Kota, Azande, Gurunsi, Ekoi, Kuba, Dida, Berbera, Nupe.

For the American continent: Kuna, Chinesco, Chancay.

For the European continent: Nuoro area (Ruggero Mameli and Franco Sale), Serravalle Pistoiese (Filippo Biagioli).

For the Oceanic continent: Asmat and Kapa cultures and Tapas from several areas.

For the Asiatic continent: Tell Halaf area, Indus Valley, Japan, Lan Na, Yang Shao, Xiajiadian and Amlash cultures and cultures from the Himalayan area.

Information, queries and reservations:

press.filippo.biagioli@gmail.com

Free book with the purchase of an adigraf work by Filippo Biagioli

 

Kathmandu 15/16 agosto 2014

“Cafè Electric Pagoda”, Thamel, Ktm
Primo incontro nepalese sulle Arti Tribali Himalayane e raffronto con “sguardi” occidentali.

Per la prima volta in Nepal si riuniscono alcuni tra i più importanti esponenti del Mercato delle Arti Tribali Himalayane: Shiva BhandariSuman RajBishnu ShresthaRaju Shrestha, Ram Bohora, Sitaram BajgaynTentativo questo di proporre una base estetica, qualitativa e una più definita identità stilistica dell’Arte Tribale dell’ Himalaya. In occasione dell’evento ogni dealer ha esposto opere esemplificative per la costruzione di una estetica tribale himalayana, ad oggi poco conosciuta in Occidente.

Lo “Sguardo Himalayano” si è andato incrociando con il mondo europeo che “guarda” all’ Himalaya attraverso il dialogo, unico e originale, degli artisti italiani Filippo Biagioli (con Stoffe Rituali) ed Enzo Mordacci (con dipinti su carta) protagonisti di una nuova visione “tribale europea”.

In esposizione per l’area Himalayana, maschere provenienti da diverse regioni del Nepal, Phurba (pugnali rituali) e soprattutto sculture rituali lignee con differenti e interessanti patine legate alla conservazione negli ambienti interni o all’aperto. 

Curatore e ideatore dell’incontro dr. Andrea Mordacci, cultore e studioso della Materia.

Questa convention di agosto 2014 darà seguito all’allestimento della prima esposizione internazionale di Arte Tribale Himalayana in Nepal prevista per la primavera/estate 2015″. 

Photo courtesy: Ravee Maharjan

Si ringrazia per le traduzioni: Alice Borchi (Inglese, Spagnolo e Francese), Kayoko Ichikawa(Giapponese), Anna Roh (Coreano), Ilva Beretta (Svedese).

Kathmandu 15/16 August,

“Cafè Electric Pagoda”, Thamel, Ktm

 

First Nepali meeting on Himalayan tribal arts and comparison with western “gazes”

For the first time in Nepal, this event brings together some of the most important exponents of the market of Himalayan Tribal Arts: Shiva Bhandari, Suman Raj, Bishnu Shrestha, Raju Shrestha, Ram Bohora, Sitaram Bajgayn. This is an attempt to propose an aesthetic and qualitative common ground and a more defined stylistic identity of Himalayan Tribal Arts. For this event, every dealer has selected some representative artworks in order to construct the typical Himalayan tribal aesthetics, which is still widely unknown to the western world. The “Himalayan gaze” has been crossed with the western world that looks, whose gaze on the Himalaya has been represented through the unique and original exhibition of the Italian artists Filippo Biagioli (with ritual cloths) and Enzo Mordacci (with paintings on paper), who are the protagonists of a new European tribal vision. In representation of the Himalayan area, the exhibition offers masks from different areas of Nepal, Phurba (ritual daggers) and, most importantly, wooden sculptures with different and interesting patinas, depending on their original location.

Curator and creator of the event: Dr. Andrea Mordacci, scholar of tribal arts. This convention in August 2014 will be followed by the organization of the first international exhibition in Nepal of Himalayan tribal arts in spring/summer 2015.

Photo courtesy: Ravee Maharjan

Thanks for the translations to: Alice Borchi (English, Spanish and French), Kayoko Ichikawa (Japanese) and Anna Roh (Korean).